La storia
Cellarengo
compare per la prima volta in un documento dell’anno 862. Ricompare, con
certezza, una seconda volta nel
901 in
un diploma dato dall’Imperatore Lodovico II in favore del Vescovo
di Asti, in
cui è detto: «…concediamo ancora tutto
il territorio e tutta la selva detta Cellare, secondo i confini sovraesposti…».
Verso l’anno 1000 è certa l’appartenenza di Cellarengo, con Valfenera,
all’abbazia di Nonantola, dalla quale venne ceduta nel 1034 al conte di
Pombia. È in questo periodo che il nome muta da Cellare
in Cellarengo, la cui desinenza –engo
risulta di derivazione germanica. Infatti in un diploma del 1041 che sancisce
una donazione di territori da parte di Enrico III al Vescovo di Asti, il
primitivo nome di Cellare è mutato in Cellarengo.
Nel 1200 Cellarengo appartenne al Monastero di S. Anastasio di Asti e fu sede di
un convento di monache dipendente da quello astese. Nel 1241 risulta che il
villaggio era già stato costituito in Comune.
Nei
secoli successivi Cellarengo viene concesso in feudo alla nobile famiglia dei
Malabaila (1321), e quindi ai Pelletta nel 1347. Il feudo passa poi ai Guttuari
di Ferrere all’inizio del XV secolo e ai Montiglio, signori di Villanova, nel
1521.
I
rapporti tra il paese di Cellarengo e quello confinante di Valfenera si
mantennero quasi costantemente amichevoli. E quando sorsero fra i due centri
divergenze di vedute e di interessi le controversie vennero composte con
transizioni arbitrali, come nel 1466 quando vennero amichevolmente definiti i
confini dei rispettivi territori.
La
popolazione di Cellarengo nel 1588, come risulta da una visita pastorale di
Mons. Panigarola, era di 170 anime, e nel quarantennio successivo anziché
salire diminuì a 132. La causa fu una serie di pestilenze che afflissero il
Piemonte e tutta l’Italia in quel periodo. In particolare le pestilenze furono
tre: quella del 1599, quella del 1625 e contemporaneamente alla fine di
quest’ultima la popolazione fu afflitta dalla carestia. Quando questa attorno
al 1630 allentò la sua morsa prese posto nuovamente il
flagello della peste, la più terribile di tutte.
Come
quasi tutti i paesi dell’alto medioevo, Cellarengo ebbe un castello , già
ricordato nel diploma del
1041 in
cui si legge che l’imperatore donava al Vescovo Pietro «…il castello di Cellarengo con la cappella, la corte e la selva…».
Questo castello doveva essere un bell’edificio Medioevale con un ampio salone
e parecchie camere. Nelle adiacenze aveva giardini, frutteti e una vigna, di
proprietà del castello, che era costeggiata da un viale con piante di platano.
Il castello che nel Medioevo aveva subito numerosi attacchi e violenze, era in
parte rovinato e in parte esisteva ancora alla metà del secolo scorso. Ne era
proprietario il conte Ricardi di Netro, il quale morendo, in ancor giovane età,
lo lasciava alla sorella contessa Rita. Passò quindi in proprietà dei fratelli
Jona di Canale. Questi a loro volta lo rivendettero ad alcuni contadini, i quali
verso il 1880 lo distrussero per venderne i mattoni. Così del castello non
rimane più traccia.
Lo
stemma
Lo stemma richiama la sovranità del Vescovo
di Asti sul paese di Cellarengo, ottenuta con il diploma dell’Imperatore
Ottone del 25 settembre 862. L’immagine del bue si ricollega agli allevamenti
bovini, le spighe del grano ricordano la più importante produzione agricola del
territorio
.
I
personaggi
Canonico
Cerutti (XIX) secolo).
Fondatore dell’Opera pia Michelerio di Asti a Favore degli Orfani.
Matilde
di Cellarengo. Monaca
dell’abbazia di S. Anastasio martire. Viene ricordata in un documento del
1182 in
cui
la Badessa Isolabella
e le monache di S. Anastasio riconoscono i loro obblighi verso i canonici del
Duomo in occasione della processione dei medesimi a detto monastero.
Cav.
Luigi Tasca. Amministratore
della real casa del duca di Genova, in qualità di ingegnere produsse i disegni
per l’ampliamento della parrocchia del paese.
Gli
edifici
Chiesa
di S. Firmino. San Firmino è
il patrono del paese. In questa piccola chiesa, che risale al 1700, si
celebravano le funzioni per devozione. L’edificio è sprovvisto di tutto, per
cui quando si doveva celebrare si portava tutto l’occorrente dalla parrocchia.
Circa due giornate tra prato e campo erano i possedimenti della cappella;
i redditi da questi prodotti servivano alla sua manutenzione.
Cappella
della Madonna Assunta.
Situata nel Borgo Menabò è in stile barocco. In questa cappella si celebrava
Messa tutti i giorni festivi per comodità di quel nucleo di popolazione che vi
abitava intorno. Nel 1978 è stata sottoposta a interventi di restauro.
Cappella
dei SS. Lorenzo e Giovanni.
Cappella campestre, una volta era la chiesa parrocchiale e proprio per questo
motivo si può ipotizzare che fosse di discrete dimensioni. Pare infatti che un
Monsignore, considerando il suo stato di rovina, ordinò che si demolisse o se
ne facesse una più piccola.
Chiesa
di San Giovanni Battista.
E’ la chiesa parrocchiale. L’edificio pare sia stato costruito pochi anni
prima la demolizione della cappella dei SS. Baldassarre e Orsola; infatti i
materiali di risulta di questa cappella furono utilizzati, su ordine del
Vescovo, per la costruzione della sacrestia della parrocchia stessa. Nel 1928 il
parroco della parrocchia, considerando l’aumento della popolazione e
l’impossibilità di contenere tutti i fedeli nella chiesa, decise di
ingrandirla. L’egregio ingegnere cav. Luigi Tasca, amministratore della real
casa del duca di Genova, predispose i disegni per detto ampliamento. Si prolungò
la chiesa nella parte posteriore di
10 metri
, si aprirono due sfondi laterali da servire uno per gli uomini e uno per le
donne. Si elevò al di sopra del presbiterio una cupola sormontata da un
lucernario; fu trasportato più indietro l’altare maggiore, come anche la
balaustra e il pulpito. I lavori incominciati nel 1928 furono terminati nel
1930. La chiesa presenta degli affreschi
eseguiti da Luigi Morgari.
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