.....STORIA.....

Informazioni sintetiche

Epoca di fondazione: Antecedente il IX secolo
Data di istituzione del comune: Nel 1241 risulta già costituito come comune
Abitanti a inizio ‘900: 700
Abitanti all’ultimo censimento: 609
Superficie territoriale: 10,81 Km2
Altitudine s.l.m.: 321 m
Frazioni: Borgo Castellino, Borgo Cielo, Borgo Menabò, Borgata Pelazza 
Biblioteca comunale: Dono del Prof. Luigi Pettinati, ha sede nel Palazzo Comunale

La storia

Cellarengo compare per la prima volta in un documento dell’anno 862. Ricompare, con certezza, una seconda volta nel 901 in un diploma dato dall’Imperatore Lodovico II in favore del Vescovo di Asti, in cui è detto: «…concediamo ancora tutto il territorio e tutta la selva detta Cellare, secondo i confini sovraesposti…». Verso l’anno 1000 è certa l’appartenenza di Cellarengo, con Valfenera, all’abbazia di Nonantola, dalla quale venne ceduta nel 1034 al conte di Pombia. È in questo periodo che il nome muta da Cellare in Cellarengo, la cui desinenza –engo risulta di derivazione germanica. Infatti in un diploma del 1041 che sancisce una donazione di territori da parte di Enrico III al Vescovo di Asti, il primitivo nome di Cellare è mutato in Cellarengo. Nel 1200 Cellarengo appartenne al Monastero di S. Anastasio di Asti e fu sede di un convento di monache dipendente da quello astese. Nel 1241 risulta che il villaggio era già stato costituito in Comune.

Nei secoli successivi Cellarengo viene concesso in feudo alla nobile famiglia dei Malabaila (1321), e quindi ai Pelletta nel 1347. Il feudo passa poi ai Guttuari di Ferrere all’inizio del XV secolo e ai Montiglio, signori di Villanova, nel 1521.

I rapporti tra il paese di Cellarengo e quello confinante di Valfenera si mantennero quasi costantemente amichevoli. E quando sorsero fra i due centri divergenze di vedute e di interessi le controversie vennero composte con transizioni arbitrali, come nel 1466 quando vennero amichevolmente definiti i confini dei rispettivi territori.

La popolazione di Cellarengo nel 1588, come risulta da una visita pastorale di Mons. Panigarola, era di 170 anime, e nel quarantennio successivo anziché salire diminuì a 132. La causa fu una serie di pestilenze che afflissero il Piemonte e tutta l’Italia in quel periodo. In particolare le pestilenze furono tre: quella del 1599, quella del 1625 e contemporaneamente alla fine di quest’ultima la popolazione fu afflitta dalla carestia. Quando questa attorno al 1630 allentò la sua morsa prese posto nuovamente il  flagello della peste, la più terribile di tutte.

Come quasi tutti i paesi dell’alto medioevo, Cellarengo ebbe un castello , già ricordato nel diploma del 1041 in cui si legge che l’imperatore donava al Vescovo Pietro «…il castello di Cellarengo con la cappella, la corte e la selva…». Questo castello doveva essere un bell’edificio Medioevale con un ampio salone e parecchie camere. Nelle adiacenze aveva giardini, frutteti e una vigna, di proprietà del castello, che era costeggiata da un viale con piante di platano. Il castello che nel Medioevo aveva subito numerosi attacchi e violenze, era in parte rovinato e in parte esisteva ancora alla metà del secolo scorso. Ne era proprietario il conte Ricardi di Netro, il quale morendo, in ancor giovane età, lo lasciava alla sorella contessa Rita. Passò quindi in proprietà dei fratelli Jona di Canale. Questi a loro volta lo rivendettero ad alcuni contadini, i quali verso il 1880 lo distrussero per venderne i mattoni. Così del castello non rimane più traccia.

Lo stemma

Lo stemma richiama la sovranità del Vescovo di Asti sul paese di Cellarengo, ottenuta con il diploma dell’Imperatore Ottone del 25 settembre 862. L’immagine del bue si ricollega agli allevamenti bovini, le spighe del grano ricordano la più importante produzione agricola del territorio

.

I personaggi

Canonico Cerutti (XIX) secolo). Fondatore dell’Opera pia Michelerio di Asti a Favore degli Orfani.

Matilde di Cellarengo. Monaca dell’abbazia di S. Anastasio martire. Viene ricordata in un documento del 1182 in cui la Badessa Isolabella e le monache di S. Anastasio riconoscono i loro obblighi verso i canonici del Duomo in occasione della processione dei medesimi a detto monastero.

Cav. Luigi Tasca. Amministratore della real casa del duca di Genova, in qualità di ingegnere produsse i disegni per l’ampliamento della parrocchia del paese.

Gli edifici

Chiesa di S. Firmino. San Firmino è il patrono del paese. In questa piccola chiesa, che risale al 1700, si celebravano le funzioni per devozione. L’edificio è sprovvisto di tutto, per cui quando si doveva celebrare si portava tutto l’occorrente dalla parrocchia. Circa due giornate tra prato e campo erano i possedimenti della cappella;  i redditi da questi prodotti servivano alla sua manutenzione.

Cappella della Madonna Assunta. Situata nel Borgo Menabò è in stile barocco. In questa cappella si celebrava Messa tutti i giorni festivi per comodità di quel nucleo di popolazione che vi abitava intorno. Nel 1978 è stata sottoposta a interventi di restauro.

Cappella dei SS. Lorenzo e Giovanni. Cappella campestre, una volta era la chiesa parrocchiale e proprio per questo motivo si può ipotizzare che fosse di discrete dimensioni. Pare infatti che un Monsignore, considerando il suo stato di rovina, ordinò che si demolisse o se ne facesse una più piccola.

Chiesa di San Giovanni Battista. E’ la chiesa parrocchiale. L’edificio pare sia stato costruito pochi anni prima la demolizione della cappella dei SS. Baldassarre e Orsola; infatti i materiali di risulta di questa cappella furono utilizzati, su ordine del Vescovo, per la costruzione della sacrestia della parrocchia stessa. Nel 1928 il parroco della parrocchia, considerando l’aumento della popolazione e l’impossibilità di contenere tutti i fedeli nella chiesa, decise di ingrandirla. L’egregio ingegnere cav. Luigi Tasca, amministratore della real casa del duca di Genova, predispose i disegni per detto ampliamento. Si prolungò la chiesa nella parte posteriore di 10 metri , si aprirono due sfondi laterali da servire uno per gli uomini e uno per le donne. Si elevò al di sopra del presbiterio una cupola sormontata da un lucernario; fu trasportato più indietro l’altare maggiore, come anche la balaustra e il pulpito. I lavori incominciati nel 1928 furono terminati nel 1930. La chiesa presenta degli  affreschi eseguiti da Luigi Morgari.